Per quanti siamo in questo mondo

Mi trovo in questa stanza di Firenze. Preparando l’ennesimo pasto in solitaria, ho sentito uno dei miei vicini suonare al pianoforte. Aveva la finestra spalancata ed è passato dalla musica classica a note più moderne. Mi ha emozionato questo suo suonare per tutti. Perché siamo tutti qua a cercare di godere di cose a cui prima non avremmo nemmeno fatto caso.

Infondo questa solitudine, questa reclusione, ci servirà. Io sono utopica. Vorrei tanto che questo momento determinasse qualcosa in noi, nel nostro profondo. Quali sono le cose davvero essenziali nella nostra esistenza? Ho deciso di restare qua come un’eremita e non posso certo fare l’ ipocrita nel dire che non ne patisco un po’. Cerco di aprire con questi tasti, come fossero le note del pianoforte che ho menzionato, qualcosa che è in me.

Quando collego cervello, cuore e dita scrivo senza freni. Credo di esser dotata fin da sempre di una “paura alla solitudine”; ho avuto periodi nella mia vita che ho superato con grande forza e questo me lo devo riconoscere. Mi sono spesso aperta solo al mio cuore, tra quelle lenzuola che non mi facevano dormire e quelle domande di cui soltanto il tempo conosceva le risposte. E in ognuno di questi periodi, l’amore mi ha salvata. C’è chi direbbe che mi innamoro troppo facilmente e io allora potrei rispondere che, per ciò che sono IO e IO soltanto, l’emozione dell’amore non può che trovarmi sempre pronta proprio perché è ciò che da la forza alle mie gambe di andare avanti e alla mia mente di pensare. Sono fatta così.

Nella ricetta perfetta della solitudine c’è sempre anche un pizzico di malinconia. Ciò che ho visto, ciò che ho vissuto sulla mia pelle, gli odori, i panorami che i miei occhi hanno apprezzato. Ma sono lì, sono sempre pronti se io ne volessi di nuovo far parte. Tolta questa, resta la paura di non essere apprezzata e, senza ipocrisia, chi è che non pensa al giudizio degli altri? E’ la società che governa il mondo e non ne possiamo fare a meno. Il giudizio del “qualsiasi cosa io faccia, agli altri non va bene” si evolve in “allora sto sbagliando tutto” ed è l’errore più grande che si possa mai fare e me lo riconosco. Ci lavoro ogni giorno, ci lavoro da anni e me lo tengo per me, per quando mi guardo negli occhi allo specchio e poi sorrido. Perché alla fine sono tutto quello che vorrei essere oggi, con i miei bassi e i miei alti. Senza rimpianti ne rimorsi per tutto ciò che ho fatto, per aver sognato svolte nella mia vita che non ci sono state ma, allo stesso tempo, per aver avuto svolte nella mia vita che mi hanno resa orgogliosa perché inaspettate.

Ed in questa solitudine, sono io.