All’arte

Quando spalanco le persiane, in una giornata così grigia e fresca, respiro un po’ d’aria e ringrazio il tempo: lo amo da morire. Oggi mi ricorda quella pioggia di Londra: era agosto eppure il tempo mi regalava queste gioie. Mi ero svegliata ed avevo preparato un bel tè caldo. L’appartamento/studio era vicino a Regent’s Park in un area molto tranquilla di Londra vicina anche alla stazione ferroviaria di St Pancras. Chi mi conosce bene sa che mi sento un po’ inglese dentro: scorre pioggia nelle mie vene, sono appassionata di storia inglese e adoro quelle finestrone caratteristiche su cui sedersi per guardare fuori. Ed ero proprio lì mentre pioveva. Un po’ guardavo fuori e un po’ studiavo la cartina perché, quel giorno, volevo assolutamente vedere il quadro “Ophelia” di Millais esposto alla Tate Britain.

Scesa alla fermata della metro Plimco, inizio a camminare per raggiungere il museo. Pioveva ancora e mi ricordo che per terra c’erano delle foglie di colori stupendi e avevo anche paura di scivolarci sopra.
Come la maggior parte dei musei di Londra, l’ingresso era libero e io non volevo veder altro che quadri d’arte Preraffaellita. Stupende figure femminili d’epoca vittoriana che, con la loro bellezza, rappresentavano scene mitologiche, drammatiche riprese da poemi classici. Di fatti Ophelia, per chi non lo sapesse, era colei che si innamorò fino alla pazzia di Amleto e che fece anche la fine peggiore morendo annegata in un fiume coperta di fiori. La sua storia mi ha affascinato dalla prima volta che ho letto quest’opera di Shakespeare perché arriva alla pazzia, arriva a non sostenere più morti e rifiuti e la sua morte è poetica, descritta con dei versi meravigliosi.

Ma non c’era. Cercavo quel quadro ovunque e alla fine chiesi ad un addetto museale dove fosse: “Mi dispiace ma è in una mostra temporanea a Mosca. Dovrebbe rientrare tra un’anno, torni a trovarci!”. Feci una faccia!
Pochi conoscono la storia che segna tristemente quel quadro: la modella, Elizabeth Siddal dovette immergersi in una vasca piena d’acqua al fine di far dipingere più fedelmente possibile Millais. Aveva delle luci che la riscaldavano ma si ruppero ben presto e questo causò una bronchite che provocò forti problemi di salute alla Siddal. Fu l’inizio di una vita turbolenta fatta di aborti e forti depressioni.

Il suo volto e i suoi capelli rossi resteranno per sempre nella storia dell’arte.

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