Ai lunghi viaggi

Fantastico. Ascoltando una canzone di Anna Oxa mi sono vista su uno di quegli aerei che ho preso in solitaria, quelli da 12 ore, quelli intercontinentali. Non menzionerò il primissimo perché era tutto nuovo. Menzionerò anzi quelli che ho avuto in seguito, come fossi stata addestrata o pensassi di addestrare chi si è sempre chiesto “cosa fa una persona durante un volo così lungo”.

Innanzitutto devo dire che i miei viaggi per e dalla Cina hanno raggiunto spesso un totale tra le 15 e le 18 ore, tra scali e attese. Anzi una volta anche di più. Inizio col dire che non è un qualcosa a cui ci si abitua (o almeno per me non lo è stato) perché ogni viaggio ha un motivo a se, un qualcosa che lasci e un qualcosa che vai a trovare.
A sentire quella canzone mi sono ricordata di quando la stavo ascoltando su in seggiolino rigorosamente accanto al finestrino su un volo Doha-Shanghai. Stavo tornando in Cina dopo aver passato qualche settimana a casa con i miei familiari e i miei amici. Si, va bene… Frignavo! Diciamo pure che il momento di pianto l’ho avuto in ogni volo intercontinentale: una sentimentale come me, a cui basta una canzone per tirar fuori un ricordo è logico che sia anche emozionata nel pensare che ero stata bene a casa con tutti, ripercorrevo nella testa ciò che avevo fatto insieme a tutti. A volte invece piangevo nel tornare in Italia per l’euforia.

Tutto questo non significa che stessi male in Cina, piuttosto che comunque vada casa è casa e non c’è niente di lontanamente simile in qualsiasi posto tu possa vivere.

Su un volo Shanghai-Bangkok ebbi la curiosa fortuna di avere accanto a me un signore Tailandese: non capivo una mazza di quello che diceva ma appena passavano le hostess insisteva perché fossi servita prima di lui, con una gentilezza stupenda. Come mi divertivo a buttare sguardi sul suo quotidiano. Mi piaceva per le scritte in thailandese, così piene di ghirigori.

Non posso invece dimenticare il volo Zurigo-Shanghai dove il mio vicino, un cinese bello cicciottello, sì mangiò qualsiasi cosa possibile ed immaginabile e osò pure chiedermi la roba che non mi andava. Mi faceva morire! E lo vidi pure sull’ascensore all’uscita dell’aeroporto di Pudong.

E chissà, magari anche loro si ricordano di me per qualcosa.

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