Ai romantici

Mentre pranzavo ho visto alla TV una cosa che mi ha riportata indietro, precisamente a tre mesi fa quando mi trovavo nel castello di Gradara. Era un luogo che avevo già visto quando ero piccola in una delle estati in cui soggiornavamo sulla costa adriatica.

Gradara è un piccolo borgo ma ricco di sentimento: sembra sia proprio stato da sfondo alla tragedia romantica di Paolo e Francesca, conosciuti soprattutto per il quinto canto dell’Inferno di Dante. Quel giorno il tempo era splendido. Peccava solo un vento abbastanza gelido ma gradevole dopotutto. La cosa più bella fu che non c’era nessuno. Seppur piccolo è un po’ come San Marino, spesso abbastanza colmo di turisti eppure scegliemmo proprio il periodo migliore. Durante il pomeriggio andammo a visitare il castello più affondo: Milos ormai era preso a scattare foto ovunque. Lui non c’era mai stato.

Io amo visitare tutto ciò che riprende la mia passione per la storia perché mi piace studiare ciò che non conosco. Mi documento e rimango sempre sbalordita per le curiosità di un luogo che ha visto molte persone durante il corso dei secoli. Il medioevo è per me l’epoca più romantica, l’epoca più cruda, l’epoca in cui non potevi fidarti di nessuno ma pur di portare alto il tuo stemma, la tua casata, passavi sopra a tutto. C’era quel senso di appartenenza che adesso è andato perso. C’era quella pazienza, quella riverenza sempre. Ho insomma un’idea tutta mia di un periodo pieno di passione generale.

Passando di stanza in stanza, arrivammo nella famosa camera di Francesca: era una ragazza del 1200 data in sposa per pura politica a Gianciotto Malatesta. Eppure, come narra anche Dante, il suo amore era per Paolo, fratello di Gianciotto ed una volta scoperti vennero uccisi entrambi proprio nella stanza di Francesca.

Mentre Milos si guardava intorno, fotografando il letto di Francesca, io leggevo proprio quella parte del quinto canto dell’Inferno:

“Noi leggevamo un giorno per diletto
   Di Lancillotto, come amor lo strinse:
     Soli eravamo e senza alcun sospetto.
Per più fiate gli occhi ci sospinse
     Quella lettura, e scolorocci il viso:
     Ma solo un punto fu quel che ci vinse.
Quando leggemmo il disiato riso
     Esser baciato da cotanto amante,
     Questi, che mai da me non fia diviso,
La bocca mi baciò tutto tremante:
     Galeotto fu il libro e chi lo scrisse;
     Quel giorno più non vi leggemmo avante”

Immergendomi nella lettura, questa mi emozionó ma appena rialzai gli occhi Milos si avvicinò a me e mi disse: “Noi non abbiamo nessuno a spiarci” e mi baciò.

2 pensieri riguardo “Ai romantici

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