Ai colori Thai

Di solito quando inizio a scrivere è perché qualcosa come un’odore, una sensazione, talvolta anche un sogno mi danno ispirazione e mi riportano a galla ricordi nascosti. Ed è logico che mi piaccia condividerli, non solo per avere un ritratto personale da tenere qui per sempre ma anche perché scaturisco curiosità a coloro che mi leggono con gioia.

Stamattina ho chiuso gli occhi e ho visto delle ceramiche colorate. Non so perché sono finita lì con il pensiero ma stavo sicuramente visitando Wat Arun, a Bangkok. Era febbraio dello scorso anno. Il viaggio fu decisamente last minute, per lavoro e per un futuro spostamento in Thailandia (che non è mai avvenuto in realtà). Bangkok è un casino ma è stupenda per questo. Le strade affollate da tuk tuk, taxi e motorini vari. I marciapiedi dissestati e la frutta fresca paradisiaca. Il caldo è afoso proprio come viene descritto e i condizionatori servono il giusto.

Si, mi viene proprio in mente il film “Hangover II” non per la trama ma per gli scenari. In una scena si intravede, ovviamente, Wat Arun: è un complesso di templi buddisti decorati con stucchi e piccoli pezzi di ceramica. Da lontano sembra monocromatico o quasi ma appena ci si avvicina iniziano i colori delle ceramiche. Le scale sono ripide e non si ha accesso per arrivare sino alla vetta ma saliamo abbastanza per vederla da un buon punto di vista. Sorrido nel ricordare i cartelli con su scritto “Vergogna per chi tatua sulla pelle Buddha”. Beh, ad ognuno il suo punto di vista! Si arriva a Wat Arun solo via battello ed è meglio andarci in mattinata o per il tramonto onde evitare mandrie di turisti che pur di fare fotografie, ti salgono sui piedi.

Ciò che rende bella una città tropicale è la varietà di cose che si possono trovare: dalla zona ultra moderna alle persone che vivono sulle long boat, dalla metropolitana corta ma efficiente al giro di prostituzione libera in strada. Purtroppo la Thailandia è sempre stata conosciuta per questo e devo dire che una gran fetta del turismo occidentale va a Bangkok, piuttosto che Pattaya, proprio per la prostituzione. Come si suol dire: il mondo è bello perché vario oppure, oserei, c’è chi lo fa alla luce del sole e chi lo nasconde. In fin dei conti ciò che ci scandalizza viene fatto anche attorno a noi solo che non ce ne rendiamo conto perché fatto in maniera diversa.

Ogni luogo è bello proprio per le sue diversità e voglio citare qui una frase dal film “The Beach” :
“Si viaggia migliaia di miglia per poi guardare la tv e alloggiare in un posto che ha gli stessi comfort di casa nostra. Dovete chiedervi: tutto questo a che serve?”

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